Giovani Democratici Liguria

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Congresso Gd La Spezia

Pubblicato da lucagaribaldi su 28 febbraio 2010

Sabato 27 febbraio si è tenuto il Congresso Provinciale dei Giovani Democratici della Spezia.

E’ stato eletto all’unanimità Segretario Provinciale Matto Cataldo.

A Matteo vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Un  ringraziamento particolare per il lavoro svolto in questi mesi va a Mattia Ferrari, segretario provinciale uscente, che ha guidato la fase costituente e di radicamento territoriale dell’organizzazione e  ha dato un fondamentale contributo alla riuscita della Prima Festa Nazionale dei Giovani Democratici, svoltasi a Marinella di Sarzana nel luglio scorso.

Luca Garibaldi (Segretario GD Liguria)

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1° Congresso GD Liguria – Relazione del Candidato Segretario

Pubblicato da lucagaribaldi su 2 febbraio 2009

Congresso Regionale GD Liguria

1 febbraio 2009

DISCORSO DI CANDIDATURA DI LUCA GARIBALDI

A SEGRETARIO REGIONALE DEI GIOVANI DEMOCRATICI DELLA LIGURIA

IL 21 novembre più di 2500 ragazzi di tutta la Regione hanno contribuito alla nascita di questa nostra organizzazione. Un risultato straordinario, viste le dimensioni della nostra regione, la scarsa copertura mediatica e alcuni intoppi organizzativi non dipendenti dalla nostra volontà. Un risultato di un percorso lento, troppo lento, ma che ci ha visto arrivare finalmente fino a qui. Da oggi inizia la fase del radicamento e dell’iniziativa dei Giovani Democratici della Liguria.

Dovevamo nascere più di un anno fa. Lo ripeto spesso. Una nuova generazione che si candida ad essere avanguardia del progetto politico del PD doveva nascere prima, e non un anno dopo. Ora, ad un anno e mezzo dal 14 ottobre del 2007, il PD ha una organizzazione giovanile. Nata con le primarie, e la partecipazione di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi.

Un risultato che non sarebbe stato possibile ottenere se, in tutto il 2008, non ci fossimo già stati. Eravamo sui territori, anche e soprattutto i più ostici politicamente, eravamo nelle scuole, nelle università. Abbiamo lavorato e sperato nelle elezioni politiche, nelle feste e in molte altre iniziative. C’eravamo.

Molto è cambiato dall’ottobre del 2007, quando saremmo dovuti nascere. Il PD si candidava ad essere il partito costruito per le nuove generazioni, il nostro partito quindi. Ora, con una situazione non rosea per il PD, la nostra forza, la nostra presenza, costituisce un fatto, un segnale di garanzia della bontà del progetto del Partito Democratico. E un’idea di come lo vorremmo, questo partito.

Nonostante la cattiva stampa, in questi mesi, anche grazie alle primarie ed alla nostra attività, abbiamo visto ragazzi e ragazze affacciarsi interessati, volenterosi e appassionati , partecipare ai nostri incontri, in un momento in cui i partiti non godono per nulla di buon credito.

C’è grande domanda di una buona e nuova politica.

Il grande movimento dell’Onda, le modalità e la natura del suo organizzarsi, denotano una grande domanda di politica, di partecipazione, di preoccupazione per il proprio futuro.

Una domanda di politica che dobbiamo saper cogliere e di cui farci portatori. Una domanda di politiche che diano risposte alle domande più immediate della nostra generazione, domande ancora più pressanti da quando la crisi economica è esplosa.

Viviamo in un momento di crisi. E in un momento di grandi cambiamenti. Le conseguenze della crisi economica cominciano a far redimere anche i più strenui sostenitori e ideologi della destra sui danni e le storture dell’ubriacatura finanziaria e  iper liberista di questi decenni.

In questa occasione diventa inevitabile, di fronte all’emergenza, cominciare a discutere, a decidere come cambiare, come uscire da questa situazione. E noi, giovani generazioni non possiamo essere osservatori in disparte, ma protagonisti di questa fase.

L’Unione Europea in questi giorni ha dichiarato che gli effetti a lungo termine della crisi economica saranno pagate dalle nuove generazioni. Una generazione che vive interamente nel mondo. In una società flessibile e veloce, dove con trenta euro si va a Londra e con il computer sulle ginocchia si è connessi dovunque con il mondo. Ma in una società dove manca ogni tipo di sicurezza.

Il lavoro è spezzato, la precarietà e imperante tra le nuove generazioni e la politica non riesce a dare risposte, a parte il solito mantra della “lotta alla precarietà”. Il governo Prodi e il ministro Damiano ci avevano provato ad intraprendere la strada della stabilizzazione e della creazione di ammortizzatori sociali. Nella finanziaria di quest’anno non c’è nulla di tutto questo.

Trovare soluzione e proporre vie di uscita alla crisi dovrà essere compito nostro.

Riguarda il nostro futuro.

Riguarda un nuovo modello di sviluppo dal quale ripartire.

Un modello di sviluppo che promuova veramente il sapere e la conoscenza. Che investa sulla scuola e sull’Università, che valorizzi i talenti e che non lasci andare all’estero i suoi ricercatori. Che renda evidente che se vogliamo competere dobbiamo farlo sul filo della qualità, dell’innovazione, della creatività e non sul costo del lavoro.

Un modello di sviluppo che consideri la scuola pubblica come il più grande spazio di integrazione sociale e di educazione alla cittadinanza.

Un modello di sviluppo che promuova la sostenibilità ambientale, che cerchi azioni pronte ed efficaci per rispondere ai rapidissimi cambiamenti climatici che ci stanno portando a giocarci l’unico posto in cui possiamo vivere.

Un modello di sviluppo che promuova chi sa fare, che stia “con chi vuole entrare e non con chi tiene la porta chiusa”: che riesca cioè a tenere insieme il merito e la solidarietà sociale, la libertà e i diritti.

Un modello di sviluppo che promuova uno stato sociale portatore di opportunità e diritti.

Un modello di sviluppo che riconosce che i luoghi delle grandi decisioni sono più ampi dei vecchi stati nazione, e che la parola Europa deve sempre più riempirsi di un contenuto politico, come unico spazio sociale, economico e politico entro il quale tenere uniti coesione sociale, sviluppo e cittadinanza.

Compito dei Giovani Democratici sarà quindi sviluppare uno sguardo generazionale.

Il nostro compito è riuscire ad essere di nuovo nei luoghi della politica che a volte, ci dimentichiamo, essere più ampi e più importanti dei luoghi di partito.

Dobbiamo essere, ma davvero e non solo pro forma, presenti e visibili nelle scuole. Puntando sugli studenti delle scuole superiori, per portare avanti, assieme a loro e alle associazioni, nuovi percorsi di partecipazione, di presa di coscienza e di diritti. Perché, come dice Don Ciotti “ uno studente che non sa convocare un’assemblea di classe sarà un lavoratore che non saprà affrontare il suo datore di lavoro quando questi gli negherà un diritto”.

Presenti nelle università, come lo siamo stati negli ultimi mesi, ma in una maniera più continua e radicata. I problemi non sono passati, esistono tuttora. Il tema dell’autonomia, delle risorse, della ricerca sono ancora lì, in tutta la loro pesantezza. È compito nostro poi lavorare, con associazioni e direttamente, affinché la ricchezza dell’Onda non rifluisca in uno sterile disimpegno o in una protesta da centro sociale.

Dobbiamo poi, e su questo punto vorrei dire più di due parole,  essere veramente presenti nei luoghi di lavoro.

A volte disegnano l’organizzazione giovanile come un insieme di studenti universitari o delle superiori con l’aggiunta di qualche addetto ai lavori. E’ un quadro falsato, ma al suo interno denota un briciolo di verità. I dati elettorali dicono che tra i ragazzi  nella fascia tra i 18 e i 24 anni, la preferenza elettorale è marcatamente orientata verso il centro sinistra. Nell’età in cui la maggior parte di noi si affaccia al mondo del lavoro, dai 25 ai 34, invece, la preferenza si sposta velocemente e pesantemente verso il centro-destra. E’ un dato su cui bisogna riflettere.

Dobbiamo tornare tra i giovani precari che non sanno immaginarsi un futuro, costruire insieme proposte, far vedere che la politica, e soprattutto un’organizzazione giovanile, è vicina e presente.

Tanto più adesso, dove la crisi produttiva rende assai più evidente il tema della disparità tra garantiti e non garantiti.  La cassa integrazione a cui molte imprese ricorrono per sopravvivere è un diritto che spetta ai lavoratori. Ma solo quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato ne possono usufruire e contare di ritornare al lavoro una volta terminata. I collaboratori a progetti, e le altre forme di precari si ritroveranno a non avere più il diritto di ritornare al lavoro, perché i loro contratti non saranno rinnovati.

Per il mondo del lavoro dobbiamo anche costruire con i sindacati una campagna contro il lavoro nero, l’altra piaga che riguarda la nostra generazione, soprattutto quella parte della generazione che arriva in Italia perché vede nell’Italia  un sogno  e una promessa, e invece muore di lavoro e con il lavoro illegale viene sfruttata. Noi alle morti sul lavoro, al caporalato, al lavoro nero, dobbiamo dire no. Chiaramente. Purtroppo è ancora una battaglia da vincere, nel 2009. Ed è ancora compito nostro.

Dobbiamo poi tornare a dialogare e a lavorare insieme al vasto e ricchissimo mondo del volontario e dell’associazionismo. E’ lì che i giovani sono presenti, che si impegnano, e che dedicano parte del loro tempo in qualcosa che ritengono concreto, e a volte, più concreto dell’attività politica. Lì noi dobbiamo esserci, stringendo patti, facendo iniziative comuni, lavorando su nuove forme di aggregazione giovanile. Ed è anche con loro che dovremmo lavorare per i temi della cittadinanza e dell’inclusione sociale, in un momento di imbarbarimento della vita pubblica e di caccia allo straniero (che, ci vede carnefici in Italia e vittime in Inghilterra. Segno questo della pazzia che la paura crea).

Il compito è stare nei luoghi della politica e stare dove il nostro partito sta con maggiore difficoltà.

Dobbiamo però costruire un organizzazione giovanile di un partito che ha ancora potenzialità inespresse e la cui idea va salvaguardata. Noi lavoriamo, e lavoreremo perché anche da noi riparta il segnale per cui “la politica è veramente qualcosa che può degnamente riempire una vita”.

Per farlo bisogna però darci parole chiare e operare affinché almeno tra di noi si eliminino alcuni dei difetti.

Prima di tutto dobbiamo uscire da una certa logica autoreferenziale che ogni tanto ci prende, e prende il nostro partito. Passare meno ore a discutere di congressi e qualche ora in più a discutere su cosa facciamo per il Gay Pride dell’anno prossimo, o sulla proposta di legge 1360 sulla parificazione tra partigiani e repubblichini, o su come diamo una mano alle organizzazioni che fanno cooperazione internazionale e si vedono tagliati i fondi, o sui temi della mobilità, del reddito minimo di cittadinanza, della legalità e via dicendo.

Ristabilire delle priorità nella nostra attività è essenziale per costruire un’organizzazione forte che sappia fare bene il suo mestiere.

Dobbiamo poi creare, noi prima generazione democratica, le condizioni perché si rafforzi la nostra identità “democratica”. E non c’è identità senza comunità. E quello che dobbiamo essere è questo, una comunità di ragazze e ragazzi che condividono speranze, sogni  e un idea di futuro.

Ragionare su una giovanile senza padrini e padroni. Una giovanile deve avere coraggio. A volte ci dimentichiamo che il compito della giovanile non è vendere il prodotto “partito Democratico” tra le nuove generazioni, ma è qualcosa di diverso. E quindi il coraggio non è solo il farsi sentire, ma anche il coraggio dell’autonomia.

Autonomia significa anche responsabilità e la responsabilità di prendere le proprie posizioni, anche se diverse da quelle del Partito. Coraggio significa anche prendere coscienza che una posizione politica non deve avere per forza nei confronti della società  “la forma dell’acqua”,  seguire la corrente. Abbiamo bisogno di essere spigolosi.

Autonomia, coraggio, merito. Questo è quello che ci serve.

Abbiamo molto da fare e poco tempo per farlo. C’è un percorso organizzativo da chiudere entro febbraio, con l’elezione dei segretari provinciali e l’insediamento dei circoli sul territorio. C’è da lavorare sul modello organizzativo che vogliamo darci, con la definizione di uno Statuto Regionale. e c’è da costruire una carta che regoli i rapporti con il nostro Partito.

Vogliamo essere una giovanile rumorosa, che per le sue idee, e non solo per la sua rappresentanza, si faccia sentire.  Il PD in questi mesi, soprattutto a livello nazionale, non ha sentito la mancanza dell’organizzazione giovanile. Ora, dobbiamo far sentire la nostra presenza. E istaurare un rapporto politico con il nostro partito. Partendo dalla carta di Cittadinanza, che regoli i rapporti tra giovani democratici e PD ad ogni livello, dal circolo al regionale, l’autonomia politica e finanziaria della nostra organizzazione e arrivando alla presenza dei Giovani Democratici nei luoghi decisionali del partito a tutti i livelli.

Questa primi compiti vanno chiusi al più presto per passare al radicamento vero e proprio. Quello basato sull’attività politica.

Abbiamo appuntamenti importanti a breve scadenza con cui dovremo confrontarci. Dalle elezioni amministrative  in molti comuni della Regione, alle elezioni europee, la conferenza programmatica del PD.

Per affrontare tali sfide va costruito un Regionale dei Giovani Democratici che funzioni.

Perché funzioni, il regionale deve avere una struttura che faccia della capacità di inziativa politica il suo obiettivo.  Organismi sobri nei numeri:un segretario, un esecutivo (o segreteria) una direzione, un tesoriere che gestisca le risorse e presenti il bilancio e, per le occasioni politiche più rilevanti, l’Assemblea Costituente.

I membri dell’esecutivo e i responsabili di settore tematico hanno a disposizione e devono coinvolgere  per la loro attività, i gruppi di lavoro tematici corrispondenti organizzati in seno all’Assemblea Costituente o proporne di nuovi.

Perché funzioni, il regionale non deve essere la somma di federazioni, ma qualcosa di diverso. Deve lavorare per l’unità dell’azione politica dei Giovani Democratici in regione.  Deve essere presente, ma non ingombrante: i ruoli e i compiti dei vari livelli devono essere chiari.

Il regionale poi deve essere anche luogo non solo di mediazione, ma di investimento politico. Investimento politico sulle persone e sulle realtà territoriali. Realtà piccole, realtà in crescita e  in difficoltà, vanno sostenute nella loro opera di radicamento e di iniziativa politica,anche con azioni e atti politici mirati a tal scopo.

Questo c’è da fare

Partendo dal radicamento e dalla partecipazione. Costruire un’organizzazione visibile e presente in tutta la regione. Se uno ci cerca, deve sapere dove trovarci. Circoli, circoli tematici, ragazzi presenti nei luoghi di studio e di lavoro. Realtà da mettere in rete una con l’altra, studiando forme di partecipazione che tengano conto di tempi flessibili e di diversi gradi di impegno.

Un’organizzazione presente e visibile deve saper comunicare: ed essere presente e reattiva. Utilizzare la rete, inventare modi e forme le più disparate, di comunicazione. Da un radio web fatta e gestita dai ragazzi di tutta la regione e riempita dei contenuti più vari: rassegne stampe, letture, iniziative e altre cose… Oppure un giornalino stile free press per pubblicizzare le nostre iniziative e le nostre posizioni.

Infine bisognerà raccogliere la sfida lanciata da Veltroni di una grande intervista collettiva alle nuove generazioni, legandola alla politica, al dare voce ad una generazione che per lo più non ha voce.

Un regionale dovrà poi lavorare per lanciare (con modi più disparati: raccolta firme, fondi, banchetti, feste) campagne regionali, e creare strumenti applicabili e modellabili alle realtà locali.

Penso a iniziative sulle politiche per la casa, gli affitti universitari, ambiente, sulla legalità sui diritti civili e sui temi dell’Europa. Inoltre abbiamo il compito di ragionare su come affrontare il tema della Regione.

Aprire, non a due mesi dalle Regionali, ma un anno prima, un lavoro che porti ad una serie di proposte per i giovani, lavorando insieme alla Regione e all’ambizione di scrivere un programma per le nuove generazioni per la prossime elezioni regionali Regione. Penso al tema del patto tra generazioni e al superamento delle logiche delle politiche giovanili viste solo come organizzazione di concerti e altri momenti di aggregazione. Alle proposte di una legge regionale sulla musica, o ai temi della mobilità e del mondo del lavoro.

Il nostro banco di prova in molte realtà saranno le elezioni amministrative. Il rinnovamento di cui questo partito ha bisogno non parte se non mettendo in campo tutte le potenzialità di cui disponiamo. Quindi l’obiettivo è la promozione e la partecipazione del più alto numero di giovani democratici nelle elezioni amministrative.

Per gli enti locali va immaginata anche un coordinamento degli eletti dei giovani democratici liguri, un organismo utile  per mettere in rete esperienze, iniziative, e conoscente dei nostri ragazzi che sono negli enti locali. E fornire momenti di formazione, per preparare altri ragazzi all’ attività politica.

È proprio il tema della formazione politica poi il cuore di una organizzazione giovanile. L’ambizione di una giovanile è quella di fare formazione politica continua. Ogni momento di discussione, di attività è già di per sé momento di formazione. Oltre a questo sono indispensabili momenti comuni di incontro tra tutti i ragazzi, promuovendo iniziative e forum di formazione a tutti i livelli.

Ciò si può fare creando una Scuola di Formazione politica dei Giovani Democratici, una struttura che lavori per mettere in rete queste esperienze e organizzi appuntamenti regionali di formazione ed elaborazione politica.

Abbiamo molto lavoro da fare. C’è un’organizzazione da costruire, insieme. Da riempire di idee e persone. C’è una nuova casa da costruire. Il compito è difficile, ma abbiamo la forza e la ricchezza di farlo, insieme.

Grazie

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